
A distanza ormai di alcuni anni dal “vivo” della stagione del
Superbonus, l’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate sta
progressivamente spostando l’attenzione dalle agevolazioni fiscali
agli effetti che molti interventi hanno prodotto sul patrimonio
immobiliare e sulla sua rappresentazione catastale.
Sempre più frequentemente vengono notificati avvisi di
accertamento catastale con i quali l’Amministrazione finanziaria
procede alla revisione di classamenti, consistenze e rendite
attribuite in seguito a pratiche DOCFA presentate negli anni
precedenti. In numerosi casi, tuttavia, il tema non riguarda
soltanto la correttezza della rendita catastale, ma investe
direttamente la configurazione stessa delle unità immobiliari
censite.
L’oggetto della contestazione è spesso rappresentato
dall’autonomia catastale delle unità derivanti da frazionamenti,
fusioni, cambi di destinazione d’uso o altre trasformazioni che
hanno interessato gli immobili durante la fase di realizzazione
degli interventi edilizi.
L’Agenzia delle Entrate tende infatti a verificare se le unità
dichiarate possiedano effettivamente i requisiti di autonomia
funzionale e reddituale richiesti dalla normativa catastale o se,
al contrario, il frazionamento abbia prodotto una mera suddivisione
formale di spazi che continuano
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