
Quando un titolo dichiarativo, come una DIA, può essere
considerato irrilevante ai fini della legittimità di un intervento
edilizio?
E cosa accade quando, a distanza di anni, il privato invoca una
vecchia DIA per contrastare un ordine di
demolizione fondato sul diniego dell’accertamento
di conformità?
Infine, fino a che punto il tempo trascorso può incidere
sull’affidamento del proprietario e sulle valutazioni della
pubblica amministrazione?
Sono interrogativi che trovano una risposta chiara nella
sentenza
del Consiglio di Stato del 21 novembre 2025, n. 9128,
chiamata a valutare la legittimità di un ordine di demolizione
adottato dopo il rigetto delle istanze di accertamento di
conformità.
Ordine di demolizione e accertamento di conformità: il
Consiglio di Stato chiarisce perché una DIA non produce
effetti
La controversia ha riguardato un immobile per il quale il
proprietario aveva presentato nel 2013 due istanze di accertamento
di conformità ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001,
relative alla trasformazione del secondo piano da
rustico/deposito in abitazione e alla
trasformazione
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