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Affidamento diretto e reati di turbativa: la Cassazione sul rapporto con l’art. 50 del Codice Appalti

Affidamento diretto e reati di turbativa: la Cassazione sul rapporto con l’art. 50 del Codice Appalti

L’affidamento diretto rappresenta uno degli strumenti centrali
negli appalti sottosoglia. Configura una modalità di scelta
flessibile, caratterizzata da ampia discrezionalità, funzionale al
principio del risultato e alla rapidità
dell’azione amministrativa.

Nella prassi operativa, l’affidamento diretto viene spesso
“rafforzato” con passaggi ulteriori: avvisi di manifestazione di
interesse, richieste di preventivi, indicazione di parametri
valutativi, formule che richiamano la “valutazione comparativa”. Si
tratta di scelte dettate dall’esigenza di trasparenza e di
tracciabilità del percorso decisionale.

Ma in questo caso la procedura si trasforma in una gara? E quali
possono essere le conseguenze, anche da un punto di vista
penale?

La sentenza della Cassazione n.
6875/2026
affronta esattamente questo nodo, affermando
che, laddove la stazione appaltante operi legittimamente
nell’ambito dell’affidamento diretto, non possono
configurarsi i reati di turbata libertà degli
incanti
né di turbata libertà del procedimento di
scelta del contraente
, perché difetta il presupposto
stesso della comparazione obbligatoria.

​Affidamento diretto: fino a che punto è davvero tale?

La controversia nasce da due contratti di servizi aventi ad
oggetto l’organizzazione di eventi culturali per
…continua a leggere

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