
Quando decorre il termine per l’annullamento d’ufficio
di un’aggiudicazione? È possibile farlo partire dalla fase
contabile, ad esempio dall’impegno di spesa, oppure esso coincide
con l’adozione del provvedimento?
E, soprattutto, il limite temporale previsto dall’art.
21-nonies della Legge n. 241/1990 rappresenta ancora un
parametro elastico oppure segna un vero confine al potere di
autotutela?
A rispondere a questi interrogativi è il Consiglio di
Stato con la sentenza
del 5 marzo 2026, n. 1761, inserendosi in un filone
giurisprudenziale ormai consolidato, ma collocando un’importante
questione operativa – il momento da cui decorre il termine per
l’annullamento d’ufficio – all’interno di un’evoluzione più ampia
del potere amministrativo.
Il punto di partenza è l’art. 21-nonies della
Legge n. 241/1990, che disciplina l’annullamento d’ufficio e che,
nel tempo, è stato oggetto di interventi normativi significativi,
ultimo in ordine temporale quello operato dalla Legge n.
182/2025, con una finalità ben precisa: rafforzare la
certezza delle situazioni giuridiche e tutelare
l’affidamento del privato.
La sentenza
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