
Il diritto europeo degli appalti pubblici si avvia a cambiare
strumento normativo. La Commissione europea lavora a un regolamento
destinato a prendere il posto delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE, riunendo appalti
ordinari, settori speciali e concessioni in un testo unico
direttamente applicabile in tutti gli Stati membri.
La differenza pesa più di quanto il linguaggio tecnico lasci
intendere, perché un regolamento non si recepisce. Verrebbe meno la
fase di trasposizione nazionale, che è poi lo spazio entro cui i
legislatori interni hanno finora ricalibrato la disciplina europea
sulle proprie tradizioni amministrative, e dal quale sono nati
anche il D.Lgs. n. 36/2023 (Codice
dei contratti) e il D.Lgs. n. 209/2024
(Correttivo appalti).
Anche l’Italia dovrà quindi adeguarsi, ma non nel modo cui siamo
abituati. Sopra le soglie europee non ci sarebbe una disciplina
nazionale da riscrivere in conformità alle nuove regole, perché
quelle regole
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