
Un contratto di affitto può bastare per
chiedere un’autorizzazione paesaggistica su un immobile di
proprietà altrui? E cosa accade se, mentre il procedimento è ancora
in corso, il proprietario contesta espressamente il diritto del
conduttore a realizzare l’intervento oggetto dell’istanza?
La questione non si esaurisce nella verifica del contratto
esistente al momento della domanda, perché se nel frattempo il
proprietario interviene nel procedimento e nega che il conduttore
possa eseguire quelle opere, la PA deve tenerne conto, senza però
trasformare l’istruttoria amministrativa in una sede nella quale
stabilire quale delle due parti abbia ragione sul piano
contrattuale.
A spiegarlo è il Consiglio di Stato, con la
sentenza del 9
luglio 2026, n. 5512, ritenendo legittimo l’operato di
un’Amministrazione regionale, che aveva subordinato la prosecuzione
del procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica
all’acquisizione dell’assenso della società proprietaria di un
immobile.
Una decisione particolarmente interessante in relazione alla
disponibilità giuridica dell’immobile, alla
legittimazione del richiedente e ai limiti dei
controlli della
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