
L’intelligenza artificiale è ormai entrata quotidianamente in
quasi tutte le attività professionali. Dalla scrittura di documenti
tecnici alla gestione documentale, dall’analisi dei dati alla
modellazione digitale, fino alla ricerca normativa e alla
predisposizione di contenuti complessi, gli strumenti di IA stanno
progressivamente modificando il modo stesso in cui vengono svolte
molte attività lavorative.
Per scrivere un’email, ottimizzare un processo, analizzare
documentazione o svolgere una ricerca, l’AI è diventata uno
strumento largamente utilizzato anche nel mondo degli appalti
pubblici e dei servizi tecnici.
Sorge quindi spontanea una domanda. È davvero possibile
distinguere il lavoro umano da quello prodotto con il supporto
dell’intelligenza artificiale?
Ma soprattutto, nel mondo degli appalti pubblici, in cui la
digitalizzazione è diventata un elemento ormai centrale del ciclo
di vita dei contratti pubblici, una stazione appaltante può
arrivare a valutare quanto un’offerta tecnica sia stata elaborata
attraverso sistemi di IA?
Sono domande che fino a poco tempo fa sembravano appartenere più
al dibattito tecnologico che a quello giuridico. Oggi, invece,
entrano ufficialmente nel sistema degli appalti
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