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Bonus mobilità, i furbetti dell’incentivo – Quattroruote.it – Quattroruote

Un vero e proprio suk degli incentivi. O meglio, un mercato parallelo di voucher e monopattini, fiorito in palese violazione delle disposizoni e delle finalità con cui il governo ha concepito il Bonus mobilità. Pochi giorni dopo la chiusura del click-day del 3 novembre, che ha esaurito in 24 ore i 215 milioni stanziati, l’emissione dei buoni digitali (alternativa alla richiesta di rimborso) ha scatenato gli appetiti di diversi furbetti che stanno tentando di lucrare sul beneficio ottenuto. Come? Rivendendo i prodotti acquistati con i contributi. Se non, addirittura, i voucher stessi.  

Tante adesioni. Andiamo con ordine: com’è noto, i buoni emessi danno diritto a una decurtazione del 60% del prezzo di vendita di una bici o di un mezzo elettrico da ultimo miglio, fino a un massimo di 500 euro. Per ottenere il contributo, basta presentare il voucher digitale ai commercianti che hanno aderito all’iniziativa. Ebbene, nel pomeriggio del 3 novembre, la società che gestisce il portale dichiarava di aver già acquisito circa 104 mila domande (salite poi a 600 mila): di queste, ben 35.714 avevano per oggetto l’emissione dei voucher. In pratica, una richiesta su tre.

Un mese per l’acquisto. Dopo l’emissione del voucher – strettamente personale – i richiedenti hanno 30 giorni di tempo per effettuare l’acquisto. I meno tempestivi, cioè coloro che hanno ottenuto il buono nella mattina del 4 novembre, potranno sfruttare il bonus fino al 3 dicembre. Non tutti i richiedenti lo faranno: c’è chi rinuncerà all’acquisto e chi, invece, tenterà di vendere il buono digitale a terzi. Senza dimenticare chi, pur avendo già sfruttato il buono, metterà subito in vendita il bene acquistato a una cifra decisamente superiore a quella effettivamente pagata. E al tempo stesso, inferiore al prezzo di mercato.

Gli annunci. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dichiarato di aver ben presente la situazione e di aver già coinvolto la Guardia di Finanza per vigilare sul corretto utilizzo del beneficio ed effettuare le opportune verifiche: “Usi difformi”, ha assicurato il governo, “saranno severamente puniti”. Eppure, sui principali portali di e-commerce continuano a fioccare annunci non solo di chi ha tentato o sta tentando di vendere beni già acquistati e “scontati”, ma pure di chi intende commercializzare i voucher stessi, promettendo di essere presenti al momento dell’acquisto. Insomma, visto che il buono non è cedibile a terzi, i furbetti si offrono persino di “accompagnare” gli acquirenti.

Chi acquista. Il potenziale acquirente del voucher, con buona probabilità, è una persona che non ha potuto inoltrare domanda per la mancanza di uno o più requisiti, come quello della residenza: le richieste, infatti, potevano pervenire solo da abitanti di Comuni con almeno 50 mila abitanti, capoluoghi di provincia o facenti parte di aree metropolitane. Ma potrebbe anche essere qualcuno che, più semplicemente, non ha fatto in tempo a  richiedere il buono sul portale: una seconda chance è prevista dal 9 novembre al 9 dicembre, ma solo per chi era interessato al rimborso e non ha fatto in tempo a richiederlo. E non per chi desiderava il buono digitale.

In barba alle regole. Come detto, tanti sono coloro che hanno già sfruttato il voucher nei negozi e ora tentano di rivendere il mezzo come nuovo, con tanto di ricevuta e garanzia, a un prezzo piuttosto vantaggioso. Soltanto oggi, su noti siti di compravendita tra privati, abbiamo trovato nunerosi annunci di monopattini nuovi (più facili da rivendere, al contrario delle bici), acquistati dai venditori a partire dal 3 novembre. Tra questi, c’è addirittura chi pubblica l’immagine dello scontrino del mezzo, dal quale si evince il prezzo finale al netto dello sconto (399,90 euro), il pagamento effettuato (159,96 euro) e quello non riscosso (239,94), il che prova l’acquisto tramite voucher. Se si trattasse di un effettivo ripensamento, l’inserzionista potrebbe semplicemente restituire il bene al negozio, come la legge gli consente. E invece, il monopattino viene rivenduto a un prezzo decisamente superiore all’effettivo costo sostenuto per l’acquisto. Ma questo è solo uno di tanti esempi che – si spera – dovranno finire al vaglio delle autorità. Nel frattempo, il florido suk va avanti: fatto l’incentivo, trovato l’inganno. Come spesso accade in Italia.

Link all’articolo Originale tutti i diritti appartengono alla fonte.

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