
Sono uno dei tanti che ha acquistato un appartamento in uno
degli edifici milanesi finiti sotto indagine per presunti abusi
edilizi. Nello specifico, l’intervento è stato realizzato tramite
SCIA (e quindi senza permesso di costruire), nonostante si
trattasse della demolizione di un piccolo edificio, sostituito da
una torre di grandi dimensioni. Da quanto mi è stato riferito (e se
ho ben capito), la Procura contesta proprio l’utilizzo della SCIA,
ritenendo che l’intervento andasse qualificato non come
“ristrutturazione edilizia”, ma come “nuova costruzione”. Avendo
effettuato il rogito nel 2024 e beneficiato in buona fede del
Sismabonus acquisti, mi chiedo ora se rischio un recupero fiscale
sull’importo del bonus e come potrei eventualmente
tutelarmi.
L’esperto risponde
L’inquadramento urbanistico degli interventi edilizi nella
categoria della “ristrutturazione edilizia” consente importanti
semplificazioni procedurali, ma può generare conseguenze rilevanti
qualora emerga che i requisiti normativi per tale classificazione
non siano stati rispettati. Le ricadute, infatti, non sono soltanto
edilizie, ma anche fiscali, coinvolgendo direttamente la spettanza
dei bonus legati agli immobili, come il Sismabonus
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