
Nel dibattito sulla finanza pubblica e sugli incentivi edilizi
continua a emergere un punto critico: la classificazione
dei crediti fiscali trasferibili adottata dal Governo.
Un nodo che oggi incide direttamente anche sulla
ricostruzione delle aree terremotate, mettendo a
rischio migliaia di cantieri avviati nei territori colpiti dal
sisma del 2016.
Classificazione dei crediti fiscali: un nodo ancora
irrisolto
Il paradosso riguarda la scelta di considerare
pagabili i crediti del superbonus e del bonus facciate, pur senza
comportare alcun esborso diretto, mentre i crediti dell’ecobonus
65% e del sismabonus ordinario all’85% sono rimasti non
pagabili.
Una distinzione che, sul piano tecnico, appare priva di
coerenza: tutti quei crediti erano trasferibili, senza che nessuno
prevedesse un diritto al rimborso cash.
A rendere più complesso il quadro c’è la divergenza con
le regole europee. Istat ha classificato i crediti del
superbonus come pagabili, con impatto immediato sul deficit; in
Italia, invece, continuano a essere considerati non pagabili,
proprio perché non esiste un diritto al rimborso in contanti e una
parte consistente di essi
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