
Non c’è pace per il Codice dei Contratti
Pubblici, “rimandato” dalla Commissione
europea per la violazione di alcune disposizioni delle
direttive del 2014 in materia di appalti e concessioni.
Lo conferma la
lettera dell’8 ottobre 2025 (procedura
INFR(2018)2273), con cui Bruxelles ha notificato
al Governo italiano la prosecuzione della procedura d’infrazione
per la mancata piena conformità del d.lgs.
36/2023, anche dopo le modifiche introdotte dal correttivo
d.lgs. 209/2024.
Codice Appalti 2023: nuova ammonizione dalla UE
Le criticità individuate riguardano due punti centrali del
Codice:
- l’articolo
35, relativo all’accesso agli atti e ai segreti
commerciali; - l’articolo
193, dedicato alla finanza di progetto.
Le due contestazioni evidenziano un problema di
fondo: il legislatore italiano ha privilegiato
l’efficienza procedimentale rispetto al principio di concorrenza
effettiva.
Mentre il correttivo del 2024 ha recepito numerose indicazioni
comunitarie – subappalto, digitalizzazione, cause di esclusione -,
su questi due fronti permane un’asimmetria
sostanziale rispetto
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