
La fase del collaudo continua a essere uno dei passaggi più
delicati dell’esecuzione dei contratti pubblici, soprattutto quando
le stazioni appaltanti si trovano a fare i conti con organici
ridotti, competenze non sempre disponibili internamente e una
normativa che, dopo il correttivo di fine 2024, ha assunto contorni
meno lineari di quanto ci si sarebbe potuti attendere.
Il tema, in particolare, riguarda la nomina del collaudatore
tecnico-amministrativo. La possibilità di ricorrere a
professionalità esterne, in caso di carenza di personale, è davvero
oggi limitata al solo collaudo statico? Oppure può essere estesa
anche al collaudo tecnico-amministrativo, come avveniva nel testo
originario del Codice? E ancora: cosa accade quando la stazione
appaltante non è un’amministrazione pubblica in senso stretto? È
legittimo, in assenza di riscontri da altre amministrazioni,
procedere comunque con la nomina di personale interno, magari per
contenere i costi?
Collaudatore tecnico-amministrativo: il parere del MIT
Questioni tutt’altro che marginali – che incidono direttamente
sulla correttezza delle procedure e sull’equilibrio tra esigenze
organizzative e rispetto del dato
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