
Di “quarto condono edilizio” si parla ormai da settimane, spesso
in modo superficiale, come se fosse un’idea spuntata all’improvviso
per ragioni politiche. Eppure, entrando dentro il testo degli
emendamenti al disegno di Legge di Bilancio 2026, il quadro cambia
radicalmente. Non si tratta di una suggestione estemporanea, ma di
una serie di interventi normativi molto diversi tra loro, alcuni
dei quali avrebbero un impatto profondo sia sul Testo Unico
dell’Edilizia sia sulla gestione degli abusi edilizi accumulati
negli ultimi decenni.
Condono edilizio 2026: cosa prevedono davvero gli
emendamenti?
Nell’opinione pubblica circola l’idea che sia pronto un “maxi
condono” uguale per tutti, sul modello dei precedenti. In realtà
gli emendamenti depositati mostrano tre approcci completamente
differenti:
- una riapertura controllata del condono 2003;
- una sanatoria per specifiche categorie di opere;
- una proposta di regolarizzazione legata allo stato dei luoghi
al 2003.
Tre strade incompatibili tra loro, che raccontano molto della
difficoltà di costruire un impianto coerente in un sistema
normativo che negli anni è diventato sempre più complesso e
frammentato.
Il risultato è
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