Negli ultimi mesi il rapporto tra condono edilizio, stato
legittimo e possibilità di intervenire sugli immobili sanati è
tornato al centro del dibattito tecnico e giuridico. E
probabilmente non poteva essere diversamente, perché il tema
incrocia alcuni degli aspetti oggi più delicati dell’edilizia:
demolizione e ricostruzione, rigenerazione urbana, premialità
volumetriche e ricostruzione dello stato legittimo degli
immobili.
Non stupisce, quindi, che la lettura di alcune recenti sentenze,
spesso rilanciate tra siti specializzati e social, abbia dato
l’impressione che la giurisprudenza stia dicendo tutto e il
contrario di tutto:
- da una parte decisioni che sembrano riconoscere piena rilevanza
al condono edilizio ai fini dello stato legittimo; - dall’altra pronunce che pongono limiti molto netti rispetto
alla possibilità di utilizzare gli immobili condonati come base per
ottenere ulteriori vantaggi edificatori.
In realtà il problema, molto spesso, nasce dal modo in cui le
sentenze vengono lette, comprese e commentate. La giurisprudenza è
certamente fondamentale per comprendere l’applicazione delle norme,
ma una sentenza resta pur sempre la risposta a un caso specifico,
costruita dentro
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