
È davvero necessario esplicitare un interesse pubblico quando si
ordina la demolizione di un abuso
edilizio? La realizzazione di un
ampliamento di pochi metri quadrati può essere
considerata una semplice
tolleranza oppure è sufficiente a qualificare
l’intervento come abuso edilizio? E ancora, il tempo
trascorso tra il diniego di sanatoria e l’ordinanza di
demolizione può incidere sul potere repressivo dell’amministrazione
oppure si tratta di un elemento privo di rilievo?
Parlare di abusi edilizi non è mai semplice
perché a monte occorre una corretta ricostruzione
dello stato legittimo, cui deve seguire una verifica
puntuale della corrispondenza con lo stato di fatto e, infine, una
qualificazione attenta della difformità, che può
assumere forme molto diverse, dalla tolleranza fino all’abuso
totale.
In un contesto caratterizzato da titoli edilizi
stratificati nel tempo e da una normativa che è cambiata
più volte nel corso dei decenni, il ruolo della giustizia
amministrativa diventa centrale,
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