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Confindustria non ci sta: “Sbagliato chiudere le fabbriche” – Il Tirreno

Il vice presidente Francesco Marini contro il decreto del governo: “Le produzioni sono collegate, non hanno pensato alla filiera”. In serata il governo accoglie in parte le richieste degli industriali

PRATO. Confindustria non ci sta. L’ultimo decreto annunciato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte che prevede la chiusura delle fabbriche che non siano di “alto valore strategico” incontra l’opposizione degli industriali che in queste ore stanno inviando a Roma le loro osservazioni, dal distretto tessile di Prato e dalle altre aree a vocazione industriale d’Italia.

Nella serata di ieri, 21 marzo, il governo ha diffuso un elenco di codici Ateco, cioè la classificazione delle attività economiche, che potranno restare aperti. Quelli che interessano il distretto tessile di Prato sono sostanzialmente i seguenti: 13.96.20 (fabbricazione altri articoli tessili), 13.94 (fabbricazione articoli tessili tecnici e industriali), 13.95 (fabbricazione di tessuti non tessuti).

“Per noi è una scelta sbagliata – commenta Francesco Marini, vice presidente di Confindustria Toscana Nord – Ci sono sostanzialmente due problemi. Il primo è che è stato fatto all’improvviso: un’azienda non si può chiudere come un bar, ci sono problemi di manutenzione, consegne da fare, materiali che si deteriorano. Il secondo, più importante, è che non si considera assolutamente la filiera, una cosa ridicola”.

Detta in altre parole, se consento a una tessitura (per esempio di tessuto non tessuto) di restare in attività ma allo stesso tempo chiudo la rifinizione è inutile produrre articoli che poi non saranno finiti. Per questo nelle ultime ore da Confindustria sono partite sollecitazioni al governo perché chiarisca la situazione. “Mantenere la continuità produttiva è fondamentale – dice Marini – I dati di Prato, oltretutto, dimostrano che non è la fabbrica il luogo più pericoloso per il contagio, se si adottano le giuste misure di protezione. Vogliamo imitare la Cina ma non abbiamo il rigore cinese per far rispettare certe disposizioni e così finisce che si mettono solo delle toppe”.

In serata le richieste degli industriali sono state almeno in parte accolte, come spiega una nota di Confindustria Toscana Nord. Ecco il testo.

“Le imprese avranno un po’ di respiro per organizzarsi: quelle che dovranno chiudere avranno tempo fino a tutto mercoledì 25 marzo per completare le lavorazioni in corso e spedirle ai clienti. Questo è quanto prevede il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri appena uscito. E’ stata così recepita una delle principali richieste venute dal mondo delle imprese per contemperare le proprie esigenze produttive alle finalità di tutela della salute pubblica a cui si ispira il Decreto. Positiva anche la procedura della comunicazione al prefetto da parte delle imprese incluse nelle filiere a servizio dei settori indicati come essenziali: una soluzione semplificata che potrà essere di aiuto per sanare quello che è apparso fin dall’inizio come un punto cruciale della questione, soprattutto – ma non soltanto – per il tessile-abbigliamento. Questa procedura potrebbe anche servire per rendere operative senza altri ostacoli le imprese riconvertite o in via di riconversione produttiva verso mascherine e dispositivi di protezione, non necessariamente fornite del codice Ateco corrispondente. Salvaguardate anche attività di consulenza necessarie all’attività aziendale. Continua invece lo sconcertante silenzio sull’edilizia: ci si chiede come saranno possibili le manutenzioni edili alle strade e autostrade e agli immobili produttivi.

L’allarme del sistema confindustriale ha quindi avuto effetti positivi, pur con alcune eccezioni. All’allarme e alle richieste da formulare al Governo ha fornito un importante contributo anche Confindustria Toscana Nord, intervenendo fin dalle prime ore di questa mattina presso il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, che ha dato immediato riscontro.

Le aziende e tutte le persone che a vario titolo vi sono impegnate – proprietari, management, lavoratori – stanno compiendo un sacrificio, continuando a lavorare in un clima di ansietà o fermandosi e mettendo a repentaglio il proprio futuro. La speranza è che questo sacrificio possa essere utile al paese”.

Link all’articolo Originale tutti i diritti appartengono alla fonte.

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