
Lavori pubblici, Comuni e altri enti territoriali continuano a
rappresentare le aree maggiormente esposte ai fenomeni corruttivi
nel settore degli appalti. Le condotte contestate si concentrano
soprattutto sull’alterazione delle procedure di affidamento e sugli
accordi tra funzionari pubblici e operatori economici, spesso
estesi a più contratti e consolidati nel tempo.
È il quadro restituito dal
rapporto “Corruzione e appalti in Italia:
analisi gennaio 2020-maggio 2026”, pubblicato
dall’Autorità Nazionale Anticorruzione,
che prende in esame i provvedimenti penali comunicati all’ANAC
dall’autorità giudiziaria tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio
2026 e ricostruisce reati, soggetti, amministrazioni, settori e
territori interessati. Nella maggior parte dei casi si tratta
ancora di contestazioni contenute in rinvii a giudizio o misure
cautelari, rispetto alle quali resta fermo il principio della
presunzione di innocenza.
Il report mostra che il rischio corruttivo può manifestarsi in
tutte le fasi del contratto pubblico, dalla predisposizione degli
atti di gara all’esecuzione. Sebbene l’analisi non
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