
Quando una base d’asta può dirsi davvero
sostenibile? È sufficiente che sia costruita sui valori ufficiali
disponibili al momento della gara, oppure deve già incorporare gli
effetti – spesso prevedibili – delle dinamiche
contrattuali e inflattive? E, soprattutto, cosa accade quando un
operatore ritiene che quell’equilibrio economico non regga e decide
di non partecipare?
Queste domande restituiscono bene quanto sia complesso, negli
appalti di servizi ad alta intensità di manodopera, costruire una
base d’asta capace di tenere insieme sostenibilità economica e
esigenze pubbliche, tra contenimento della spesa, efficienza e
tutela della concorrenza.
A ribadirlo è il Consiglio di Stato con la
sentenza
del 20 aprile 2026, n. 3091, tornando sul tema del
rapporto tra stima del costo del lavoro,
evoluzione della contrattazione collettiva e funzione stessa della
base d’asta nel sistema delineato dal D.Lgs. n.
36/2023.
Sul punto, il Collegio ha chiarito se e fino a dove la stazione
appaltante debba farsi carico, già in fase di gara, degli
…continua a leggere
Tutti i diritti dei contenuti presenti in questo articolo sono della fonte e vengono riportati solo per “diritto di breve citazione” (art. 70 Legge n. 633/1941), indicando sempre la fonte, con relativo link al sito di provenienza. Leggi il Disclaimer.
