
Un fabbricato realizzato con distanze diverse
dal titolo edilizio può essere “sanato” con atti
successivi? Il certificato di abitabilità o
agibilità può dimostrare la regolarità
urbanistica dell’immobile? Dopo anni dall’abuso
edilizio, il Comune può ancora ordinare la
demolizione o si forma un legittimo
affidamento?
A queste domande ha risposto il Consiglio di Stato con la
sentenza
n. 1362 del 20 febbraio 2026 che affronta una
questione che ogni tecnico (sia libero professionista che operante
all’interno della P.A.) si è trovato almeno una volta a gestire.
Quando ci si confronta con difformità molto
datate, infatti, si entra in un terreno scivoloso, in cui
si intrecciano ricostruzione dei fatti, norme che si sono succedute
nel tempo e convinzioni spesso non corrette.
Difformità dal titolo edilizio e violazione delle distanze: i
fatti
La vicenda ha preso le mosse da un’ordinanza
di demolizione e rimessa in pristino adottata dal
Comune nei
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