
Chi lavora nel settore dell’edilizia sa bene che le norme
raramente si prestano a letture semplici o automatiche. Non perché
manchino le disposizioni, tutt’altro. Il problema è semmai opposto:
le norme ci sono, sono tante, stratificate e, non di rado, anche
scritte con un livello di dettaglio tale da lasciare comunque
spazio a interpretazioni diverse.
È una situazione con cui tecnici pubblici e liberi
professionisti convivono da anni e che negli ultimi tempi è tornata
con forza al centro del dibattito tecnico in seguito alle
discussioni nate attorno all’art. 36-bis del d.P.R. n.
380/2001 (Testo Unico Edilizia) e a
un articolo che ho pubblicato sul
possibile utilizzo di questa disposizione per “gestire” gli abusi
totali. Un confronto nel quale sono emerse letture
differenti della norma, tutte sostenute da argomentazioni
giuridiche e tecniche tutt’altro che superficiali.
Eppure, se si osserva questo
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