
Una SCIA annullata in autotutela può essere
“salvata” con la fiscalizzazione dell’abuso prevista dall’art. 38
del d.P.R. n. 380/2001? È possibile evitare la demolizione quando
le opere realizzate insistono su immobili interessati da domande di
condono mai accolte?
A rispondere sul punto è il Consiglio di Stato
con la sentenza 8
maggio 2026, n. 3598, che offre alcuni chiarimenti
particolarmente rilevanti sul rapporto tra titolo edilizio
annullato, opere abusive pregresse e limiti applicativi
della sanzione pecuniaria sostitutiva della
demolizione.
SCIA annullata e fiscalizzazione dell’abuso: il no del Consiglio di
Stato
La controversia al vaglio di Palazzo Spada riguarda una SCIA
presentata nel 2016 per l’esecuzione di interventi di manutenzione
ordinaria e straordinaria su un complesso immobiliare composto da
bungalow e da un locale destinato a cucina e forno con tettoia.
Successivamente il Comune aveva annullato in autotutela la
SCIA, rilevando che le opere interessavano
immobili già oggetto di due domande di condono
edilizio presentate ai sensi della Legge
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