
Può un garage interrato, assentito anni prima con una DIA mai
annullata, trasformarsi in un vano abitativo con cucina e bagno
senza che nessuno abbia più nulla da dire? L’amministrazione
rimasta in silenzio per quindici anni può ancora ordinare la
demolizione, o quel silenzio ha consolidato un affidamento del
privato? E la domanda di sanatoria fondata sul decreto Salva Casa
basta a congelare il giudizio sull’ordine di demolizione già
impugnato?
A questi interrogativi risponde il Consiglio di Stato con la
sentenza n. 4188 del 25
maggio 2026, che fornisce alcuni utili chiarimenti in
merito al rapporto tra la repressione degli abusi e il titolo
edilizio non rimosso, all’affidamento invocabile dal privato e ai
margini di una sanatoria sopravvenuta. Il filo conduttore della
pronuncia è che l’ordine di demolizione di opere realizzate al di
fuori del titolo non presuppone il suo previo annullamento in
autotutela, perché a essere colpito è l’abuso e non il titolo
abilitativo, sul quale
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