
Nella mia analisi della
sentenza del Consiglio di Stato n. 2848/2026 ho
parlato di una vera e propria svolta giurisprudenziale nel rapporto
tra immobili condonati e possibilità di interventi edilizi
successivi.
La domanda che oggi vale la pena porsi è però un’altra, ed è
molto rilevante sul piano operativo: quella decisione è davvero
destinata a incidere stabilmente sull’attività edilizia oppure
rischia di restare l’ennesimo tassello di una giurisprudenza non
del tutto allineata?
Una
convinzione diffusa (ma sempre più fragile)
Se la domanda è se siamo davvero davanti a un punto di svolta,
il primo passaggio è capire da dove partiamo davvero.
Il tema non è banale, perché tocca una delle convinzioni più
radicate – e allo stesso tempo meno solide – nella pratica
quotidiana: l’idea che un immobile condonato sia, in qualche modo,
“diverso” da uno legittimo fin dall’origine e che, proprio per
questo, non possa essere
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