
La volumetria di un’area edificabile può davvero tornare
disponibile per intero solo perché il terreno è stato diviso e i
singoli pezzi sono passati di mano? E quando su quel suolo è già
stato costruito qualcosa, magari un manufatto poi regolarizzato con
il condono, quel volume continua a pesare sul conto oppure si
azzera come se nulla fosse stato edificato?
A rispondere è intervenuto il Consiglio di Stato con la
sentenza n. 4151 del 22
maggio 2026, che ha chiarito i criteri per determinare
la capacità edificatoria residua quando il fondo originario è stato
frazionato e parte della volumetria risulta già utilizzata da
precedenti interventi edilizi.
Il caso: atti di asservimento e contestazione della capacità
edificatoria residua
La vicenda riguarda alcuni titoli edilizi rilasciati per la
ristrutturazione di fabbricati rurali e la realizzazione di nuovi
edifici in area agricola. I provvedimenti erano stati impugnati
dalla proprietaria di un fondo confinante, che ne contestava la
legittimità sotto il
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