
La Legge di Bilancio 2026 si avvia all’esame
del Senato portandosi dietro, allo stato attuale, l’introduzione
del nuovo comma 1-ter all’art. 48-bis del d.P.R. n. 602/1973. Una
disposizione che incide direttamente sui professionisti, estendendo
il meccanismo di verifica dell’inadempienza fiscale e di pagamento
sostitutivo anche ai compensi di importo fino a 5.000
euro, inclusi quelli relativi alle attività svolte
nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato.
Una misura che, pur muovendo dall’obiettivo di rafforzare
l’efficacia della riscossione, rischia di produrre effetti
tutt’altro che marginali sul piano della tutela del lavoro
professionale.
Se la norma dovesse essere confermata nel testo definitivo, la
sua applicazione scatterebbe a partire dal 15 giugno
2026. Ed è proprio sulle conseguenze concrete della
disposizione che si è espresso il Consiglio Nazionale dei
Periti Industriali, richiamando l’attenzione sulla natura
stessa del compenso professionale.
Compensi professionali e debiti fiscali: la posizione del
CNPI
Come ha evidenziato il Presidente Giovanni
Esposito, «Il compenso professionale non rappresenta
una mera disponibilità finanziaria, ma il corrispettivo di una
prestazione già resa ed è
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