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Nasce l’Osservatorio sugli stili di mobilità degli italiani – Alternativa Sostenibile

Ci muoviamo molto in automobile e poco con il Trasposto Pubblico Locale, camminiamo abbastanza e vorremmo un’offerta integrata dei servizi di trasporto. Sono questi alcuni dei dati emersi dal primo sondaggio sugli stili di mobilità degli italiani, somministrato sia su scala nazionale che con un focus sulle grandi città di Milano, Torino, Napoli e Roma. Il sondaggio è promosso da Legambiente con Ipsos nell’ambito di Clean Cities Campaign, una campagna europea sostenuta da un cartello di associazioni dell’Unione, che punta al miglioramento radicale della qualità dell’aria attraverso stili di mobilità più sostenibile, alla ridistribuzione dello spazio urbano in favore delle utenze deboli e alla conversione dei trasporti all’elettrico. La presentazione dei dati dà il via all’Osservatorio sugli Stili di Mobilità che si propone di monitorare annualmente comportamenti e propensioni della mobilità degli italiani, con un’attenzione particolare alle principali città del Paese.

Nel corso dell’incontro, Chiara Ferrari, service line Leader di Ipsos, ha presentato i dati del sondaggio che sono stati commentati da Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Enrico Giovannini, Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, Paolo Truzzu, Sindaco di Cagliari e Vicepresidente di ANCI, On.Rossella Muroni, Vicepresidente Commissione Ambiente Camera Deputati, Matteo Ribaldi, Public Affairs and Business Development Manager LINK Italia, Luigi Antonio Poggi, Head of e-Mobility Ecosystem Development, EnelX Italia e Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile Legambiente. I dati emersi dal monitoraggio hanno evidenziato che stiamo ricominciando ad uscire e a spostarci, seppur meno del 2019, anche nelle 4 grandi città – Milano, Torino, Napoli e Roma – dove ancora si lavora di più da casa rispetto al resto d’Italia. Anzi, proprio nelle grandi città ci si sposta più frequentemente, anche 3 o 4 volte al giorno. Continuiamo ad usare spesso l’auto, ma ci muoviamo molto anche a piedi. L’uso di autobus, tram, metropolitane e treni regionali è sceso al 70-80% rispetto al 2019, penalizzato dalla paura dell’affollamento. Le regole del distanziamento, della metà dei posti in meno, della mascherina e dell’areazione e sanificazione hanno provocato una diffusa paura collettiva: le stesse norme valevano anche per le automobili (vedi linee guida Istituto Superiore Sanità), ma in questo caso nessuno si è lasciato intimorire. Inoltre, gli studi sui mezzi pubblici non hanno evidenziato nessun aumento statistico di contagio rispetto allo stesso tempo trascorso fuori casa. Più controversi i dati sui viaggi in auto con passeggeri a bordo.

La presenza del Ministro Giovannini è stata l’occasione per il presidente di Legambiente Stefano Ciafani di presentare le proposte dell’associazione sulla prossima legge di bilancio. “L’accessibilità per tutti ai servizi di mobilità, in sicurezza e senza inquinare, è libertà e fattore di rilancio: chiediamo che accanto ai fondi PNRR il governo investa anche con la nuova legge di bilancio sulla mobilità sostenibile: più treni e autobus elettrici nelle città inquinate, più risorse ai Comuni per i Piani Mobilità Sostenibile e gli spostamenti ciclopedonali, più offerte fiscalmente deducibili per i lavoratori e i mobility manager comunali”.

“Se c’è bisogno di un po’ di tempo per una nuova normalità – dichiara Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente – quello che già colpisce nella ricerca, non sono tanto le differenze prima-dopo Covid, ma piuttosto quelle che aumentano tra le città più grandi e i territori dei centri minori. Se durante le chiusure i pochi spostamenti di quartiere nelle grandi città sono avvenuti soprattutto a piedi o in bici, in Italia abbiamo usato prevalentemente l’automobile. Alla riapertura nelle città si compiono più del doppio degli spostamenti quotidiani, si va spesso a piedi quanto in auto, ci si muove ugualmente con i mezzi pubblici e in bicicletta quanto i centri minori, e in più si usano tutti i differenti mezzi in condivisione dal monopattino all’auto. Le 4 città sulle quali abbiamo concentrato la nostra ricerca, Milano, Torino, Napoli e Roma, hanno eletto dei nuovi sindaci che devono mettere il tema della mobilità al centro della loro agenda politica, per rendere le città più vivibili, silenziose e sicure”. Se in città si riprende a muoversi prima e meglio attraverso l’intermodalità dei servizi, non è un caso ma il frutto di politiche di limitazione della circolazione delle auto, di sostegno all’offerta di servizi pubblici, di riduzione dello spazio per il parcheggio, di diffusione di servizi di sharing mobility (20 a Milano, 15 a Roma). La novità nella sharing mobility sono i monopattini elettrici: nel 2020 l’Osservatorio Sharing Mobility contava 120 servizi di micromobilità anche nelle regioni del sud e nei centri minori. In totale, il 40% degli utilizzi in condivisione ha riguardato i monopattini.

Il 60% degli intervistati (75% nelle città principali) ritengono rilevante una offerta integrata (MaaS), un abbonamento unico a trasporto pubblico, treno e servizi di sharing mobility, dal monopattino all’auto. Piace molto la Città dei 15 minuti a piedi, con i servizi di prossimità, e piacciono perfino le politiche di limitazione, quasi totale, della circolazione di auto e moto con motori a combustione nei centri abitati. Dobbiamo investire (almeno 500 milioni ogni anno sino al 2030) per treni nuovi (almeno 650 + 500 metropolitane e tram) e autobus elettrici (almeno 6-7mila all’anno), questi ultimi anche in leasing operativo, come si fa in altre città e paesi europei e del mondo: i nostri 50 mila autobus hanno un’età media superiore ai 12 anni. Altre risorse (altri 500 milioni ogni anno) vanno destinate alle città metropolitane e ai raggruppamenti di comuni per l’attuazione dei Piani Urbani Mobilità Sostenibile anche per la ciclo-pedonalità, il ridisegno dello spazio pubblico e le zone 30, con principale misura di sicurezza stradale.

Dobbiamo estendere le agevolazioni fiscali per aziende e dipendenti pubblici, oggi applicati per gli abbonamenti al trasporto pubblico ferroviario e locale, a tutte le forme di mobilità sostenibile come la sharing mobility e mezzi elettrici aziendali condivisi: la sharing mobility va soggetta alla stessa aliquota Iva del trasporto pubblico (10% e non 22%). Stop invece ai bonus per l’acquisto di qualsiasi veicolo a motore a combustione, per i quali abbiamo speso quasi 2 miliardi dal 2019 per ottenere trascurabili miglioramento ambientali ed economici: abbiamo speso pro capite più della Germania (31 euro invece di 27) per avere su strada un sesto delle auto elettriche a batteria (180.000 contro un milione).

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