
Il nuovo Codice delle Costruzioni incassa il
sostegno del Consiglio Nazionale degli Ingegneri,
ma il via libera non è incondizionato. Dal confronto istituzionale
emerge una posizione chiara: la riforma è necessaria, ma alcuni
nodi tecnici devono essere sciolti per evitare effetti distorsivi
sul sistema edilizio e urbanistico.
A confermarlo è il Presidente del CNI,
Angelo Domenico Perrini, intervenuto nel corso del
convegno alla Camera dedicato al disegno di legge
delega. Il Testo Unico
dell’Edilizia, dopo oltre vent’anni e numerosi interventi
puntuali, non è più in grado di rispondere alle sfide attuali.
“Non basta più una revisione: serve un Codice integralmente
nuovo”, ha affermato, sottolineando la necessità di uno
strumento legislativo capace di accompagnare obiettivi ormai
imprescindibili: rigenerazione urbana,
sostenibilità ambientale, riduzione del consumo di
suolo e sicurezza del patrimonio costruito.
Un nuovo
Codice al posto del Testo Unico Edilizia
L’impostazione della riforma viene giudicata positivamente. Il
passaggio da una logica di stratificazione normativa a una di
sostituzione organica rappresenta, infatti, un cambio di paradigma
atteso da tempo.
In questo quadro, il CNI
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