
Un’ordinanza di demolizione notificata a un
solo comproprietario è davvero destinata a cadere? Oppure può
essere “recuperata” dall’amministrazione senza ripartire da
capo?
E ancora: quanto regge, in giudizio, una tesi fondata sulla
preesistenza ante 1967 o sulla natura
pertinenziale di manufatti che, nella realtà,
hanno un uso stabile?
Sono domande che trovano una risposta particolarmente
interessante nella sentenza
del Consiglio di Stato n. 3345 del 29 aprile 2026,
pronunciata su un articolato contenzioso nato proprio da
un’ordinanza di demolizione relativa a più manufatti realizzati in
area sottoposta a vincolo.
Ordinanza di demolizione: notifica, ante ’67 e pertinenzialità
nell’accertamento degli abusi
Il caso ha avuto origine da un’ordinanza di demolizione adottata
a seguito di sopralluoghi che avevano accertato la presenza di
diversi manufatti realizzati senza titolo: un
deposito in muratura, alcune baracche adibite a lavanderia, servizi
igienici e persino a uso abitativo per il personale, oltre a una
modifica interna a un locale cucina.
L’immobile insisteva in un’area classificata
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