
Fino a che punto le vetrate applicate su una
pergotenda possono essere considerate un semplice
completamento leggero, amovibile, e quindi rientrare nell’edilizia
libera? Quando, invece, diventano il segno di un ampliamento vero e
proprio, capace di modificare l’assetto
dell’immobile e richiedere un permesso di costruire? E
quanto pesa, in questa valutazione, la distinzione tra una
protezione temporanea e la creazione di un ambiente chiuso,
fruibile come una stanza aggiuntiva?
La natura ibrida delle pergotende si presta a interpretazioni
divergenti, soprattutto quando intorno alla struttura vengono
installate delle chiusure vetrate che promettono
di ampliare la fruibilità degli spazi esterni senza ricorrere a
titoli autorizzativi complessi.
A questo si aggiunge l’utilizzo delle VePA,
tipologia di opere che ha conosciuto una significativa evoluzione
verso il regime di edilizia libera. Ciò però non significa che, al
pari delle pergotende, esse sfuggano ai criteri di leggerezza,
temporaneità, apertura totale, assenza di volume e, soprattutto,
assenza di qualsiasi trasformazione stabile dello spazio.
È su questa linea sottile che il TAR Lazio è
stato chiamato a
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