
Prima ancora di intervenire con nuove norme, occorre chiarire
quale sia la natura giuridica dell’amministratore
di condominio e quale debba essere l’impianto sistematico della sua
disciplina.
È questa la posizione espressa dal Presidente di
MAPI (Movimento Amministratori e Proprietari d’Immobili),
Avv. Gerardo Michele Martino, dopo il ritiro della
proposta di legge A.C.
2692, iniziativa parlamentare che aveva riportato al
centro dell’attenzione il tema della riforma
dell’amministrazione condominiale.
Il ritiro della proposta non chiude dunque il confronto ma, al
contrario, riporta la riflessione sul nodo essenziale: comprendere
se l’intervento legislativo debba rafforzare l’impianto
civilistico tradizionale o se debba introdurre modelli
regolatori di tipo para-abilitativo che
sposterebbero il baricentro della disciplina verso logiche di
autorizzazione esterna.
Una questione che attiene l’identità stessa dell’istituto e il
modo in cui l’ordinamento italiano ha storicamente inquadrato la
figura dell’amministratore di condominio.
Riforma del condominio: il dibattito sulla gestione e
sull’amministratore
Come spiega l’avv. Martino, negli ultimi anni il tema della
gestione condominiale è stato frequentemente
associato alla necessità di migliorare la qualità della gestione
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