
È sufficiente una SCIA in sanatoria per
regolarizzare ampliamenti rilevanti realizzati
senza titolo? Quando un intervento può essere considerato una
parziale difformità e quando, invece, si entra nel
campo della totale difformità? Per la sanatoria
degli abusi parziali ante 1977 quale ruolo assume
la prova della data di realizzazione e,
soprattutto, quanto incide la corretta qualificazione
giuridica dell’intervento? E ancora, la
attestazione del tecnico sull’anteriorità al 1977
può essere messa in discussione dal Comune con una semplice
valutazione di insufficienza oppure serve qualcosa
di più? E, infine, in che modo può essere utilizzata la
cessione di cubatura per superare i limiti
urbanistici?
Sono domande che intercettano alcuni dei nodi più
delicati della disciplina edilizia, soprattutto quando si
entra nel campo degli abusi parziali ante 1977 e
dell’applicazione operativa dell’art. 34-ter
introdotto nel d.P.R. n.
380/2001 (Testo Unico Edilizia) dal
D.L. n. 69/2024 (Decreto Salva Casa) come nuova forma di
regolarizzazione (che sembrerebbe un vero e proprio condono
senza limiti di tempo) che, fin
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