
Negli ultimi dieci anni la nozione di ristrutturazione
edilizia ha subito un’evoluzione profonda, passando da un
concetto rigidamente ancorato alla fedeltà del manufatto
preesistente a una categoria più ampia, capace di includere anche
interventi di sostituzione edilizia e ricostruzione non
identica.
Parallelamente, l’uso della SCIA come titolo
abilitativo ha rappresentato uno dei principali strumenti di
semplificazione amministrativa, ma anche una delle
maggiori fonti di contenzioso, specie nei casi in cui l’attività
edilizia si intrecci con vincoli paesaggistici o mutamenti di
destinazione d’uso.
L’interazione tra queste due dimensioni ha reso necessario un
continuo intervento chiarificatore della giurisprudenza
amministrativa.
Nuova conferma, in questo senso, arriva dalla sentenza
del Consiglio di Stato del 26 settembre 2025, n. 7563,
rispondendo ad alcuni quesiti frequenti in materia: può la SCIA
coprire interventi di ristrutturazione che modificano
sagoma e prospetti di un fabbricato vincolato? E fino a
che punto la falsa rappresentazione dei presupposti dichiarati dal
tecnico incide sulla legittimità del titolo e sulla
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