
La SCIA in sanatoria si consolida davvero
decorso il termine di trenta giorni previsto dall’art. 19 della
legge n. 241/1990? L’amministrazione perde il potere di intervenire
se non adotta un provvedimento espresso entro quel termine? E cosa
accade quando l’intervento oggetto di regolarizzazione incide su
elementi come volume edilizio e distanze dal
confine?
Sono interrogativi che, nella pratica professionale, emergono
con frequenza ogni volta che si tenta di ricondurre un’opera già
realizzata nell’alveo dell’art. 37 del d.P.R. n.
380/2001.
Il tema, peraltro, si colloca in un quadro normativo che negli
ultimi anni è mutato in modo significativo. Il c.d. Salva
Casa ha infatti riscritto l’assetto della sanatoria “da SCIA”,
spostandone il baricentro dal comma 4 dell’art. 37, oggi abrogato,
al nuovo art. 36-bis del Testo Unico Edilizia.
Questo rende ancora più utile soffermarsi sui principi elaborati
dalla giurisprudenza nel regime previgente, perché chiariscono la
struttura del procedimento e i presupposti sostanziali della
regolarizzazione dell’intervento, temi che restano centrali anche
nel nuovo assetto normativo.
In questo contesto si inserisce la
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