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SCIA su facciata e decoro architettonico: il Consiglio di Stato chiarisce i limiti della vicinitas

SCIA su facciata e decoro architettonico: il Consiglio di Stato chiarisce i limiti della vicinitas

Quando una SCIA incide su una facciata, il
Comune deve verificare anche l’esistenza del consenso degli altri
comproprietari? La modifica di una finestra, di una porta-finestra
o delle cosiddette “bucature” è sempre idonea a integrare una
lesione del decoro architettonico? E il vicino può
limitarsi a invocare la semplice vicinitas per
ottenere l’annullamento di un titolo edilizio?

Nelle situazioni in cui esistono parti comuni ma non una
gestione condominiale strutturata, il confine tra profilo edilizio
e profilo privatistico è spesso terreno di conflitto.

Dal punto di vista operativo, la questione è delicata per almeno
tre ragioni:

  • la SCIA è un titolo fondato
    sull’autoresponsabilità del tecnico e del privato;
  • l’amministrazione esercita un controllo successivo, non un
    sindacato preventivo pieno;
  • i rapporti tra comproprietari sono regolati da norme
    civilistiche che non sempre si riflettono automaticamente sulla
    legittimità urbanistico-edilizia dell’intervento.

Due le possibili conseguenze:

  • la tendenza ad attribuire al Comune un ruolo di “arbitro” delle
    controversie tra vicini, trasformando l’istruttoria edilizia in una
    verifica dei rapporti condominiali;

  • la confusione tra il
    …continua a leggere

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