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Sismabonus: applicabile agli interventi di rinforzo delle fondazioni? – Lavori Pubblici

L’art. 16, commi da 1-bis a 1 septies del Decreto Legge n.
63/2013 ha previsto una particolare detrazione fiscale per gli
interventi relativi all’adozione di misure antisismiche definiti
all’articolo 16-bis, comma 1, lettera i), del DPR n. 917/1986.
Stiamo parlando dell’ormai noto Sismabonus.

Sismabonus ordinario e potenziato

Una detrazione fiscale la cui scadenza è fissata al 31 dicembre
2021 ma che nella sua versione potenziata al 110% (prevista
all’art. 119, comma 4 del Decreto Legge n. 34/2020) potrà ancora
essere utilizzato per più tempo. In particolare:

Tipologia

Termine per il 60% dei lavori

Scadenza finale

Tutti i beneficiari (compresi gli edifici unifamiliari)

30/06/2022

Persone fisiche con edifici plurifamiliari da 2 a 4 unità

30/06/2022

31/12/2022

Condomini

31/12/2022

IACP

30/06/2023

31/12/2023

Interventi e spese detraibili

Una delle maggiori difficoltà riscontrate riguarda la
comprensione degli interventi e delle spese che è possibile portare
in detrazione, soprattutto con riferimento agli interventi locali.
Dubbi che sono stati affrontati recentemente dalla Commissione
consultiva per il monitoraggio dell’applicazione del D.M.
28/02/2017 n. 58 e delle linee guida ad esso allegate, nel parere
n. 3 di marzo 2021 che risponde ad alcuni quesiti posti dal
Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) e dall’Associazione
Nazionale Costruttori Edili (ANCE). Tra questi anche quelli che
riguardano gli interventi locali.

A titolo esemplificativo e non esaustivo, la Commissione ha
elencato una serie di interventi che certamente rientrano tra
quelli previsti per il Sismabonus:

  • interventi sulle coperture, e più in generale sugli
    orizzontamenti, o su loro porzioni finalizzati all’aumento della
    capacità portante, alla riduzione dei pesi, alla eliminazione delle
    spinte applicate alle strutture verticali, al miglioramento
    dell’azione di ritegno delle murature, alla
    riparazione-integrazione-sostituzione di elementi della copertura,
    ecc.;
  • interventi di riparazione e ripristino della resistenza
    originaria di elementi strutturali in muratura e/o calcestruzzo
    armato e/o acciaio, ammalorati per forme di degrado provenienti da
    vari fattori (esposizione, umidità, invecchiamenti, disgregazione
    dei componenti ecc.);
  • interventi volti a ridurre la possibilità di innesco di
    meccanismi locali, quali, ad esempio, l’inserimento di catene e
    tiranti contro il ribaltamento delle pareti negli edifici in
    muratura, il rafforzamento dei nodi trave-colonna negli edifici in
    c.a. contro la loro rottura prematura, prima dello sviluppo di
    meccanismi duttili nelle travi, la cerchiatura, con qualunque
    tecnologia, di travi e colonne o loro porzioni, volta a migliorarne
    la duttilità, il collegamento degli elementi di tamponatura alla
    struttura di c.a. contro il loro ribaltamento, il rafforzamento di
    elementi non strutturali pesanti, come camini, parapetti,
    controsoffitti, etc., o dei loro vincoli e ancoraggi alla struttura
    principale.

Successivamente la Commissione di Monitoraggio ha ripreso
l’argomento degli interventi locali nel parere num. 4 di luglio
2021 nel quale ha ulteriormente precisato “Gli interventi
locali ammessi ai fini della fruizione delle agevolazioni fiscali
sono quelli che privilegiano lo sviluppo di meccanismi duttili o
comunque consentono di migliorare la duttilità locale, così da
favorire lo sviluppo della duttilità di insieme della
struttura.”

Gli interventi sulle fondazioni

Nulla è stato detto, almeno fino ad ora, sulle opere di rinforzo
delle fondazioni, ne dall’Agenzia delle Entrate, ne dal Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici. Possono o non possono essere ammessi
al 110%?

Ne abbiamo parlato con il nostro esperto di Sismabonus,
Ing. Cristian Angeli, a cui abbiamo posto le
seguenti domande.

Sismabonus: anche sulle Fondazioni

Domanda – Il legislatore e la stessa
Commissione per il monitoraggio sembra vogliano far ricomprendere
tra gli interventi ammessi al Sismabonus solo quelli sulla
sovrastruttura e non sulle fondazioni. Lei cosa ne pensa?

In effetti la lettura attenta dei pareri del CSLLPP, crea non
pochi dubbi sull’ammissibilità ai bonus fiscali degli interventi di
rinforzo delle fondazioni, in particolare se inquadrati come
“interventi locali”.

Il parere num. 3/2021 dapprima dice che, in generale, gli
«interventi di riparazione o locali» di cui al punto 8.4.1 del D.M.
17 gennaio 2018 «rientrano a pieno titolo tra quelli disciplinati
dal D.P.R. 917/1986 e, pertanto, sono conformi» al super
Sismabonus, poi aggiunge che gli interventi volti a “modificare un
elemento o una porzione limitata della struttura” non beneficiano
del Sismabonus, “qualora si operi unicamente mediante interventi
locali”.

Poi nel parere num. 4/2021, lo stesso CSLP precisa che “gli
interventi locali ammessi ai fini della fruizione delle
agevolazioni fiscali sono quelli che privilegiano lo sviluppo di
meccanismi duttili o comunque consentono di migliorare la duttilità
locale, così da favorire lo sviluppo della duttilità di insieme
della struttura”.

Ancora, come avete precisato in premessa, il CSLLPP ha fornito
una elencazione degli interventi ammessi, senza ricomprendere le
opere che “non favoriscono” la duttilità, come ad esempio quelle in
fondazione.
Sarà un caso che anche le tabelle riportate nell’allegato A del DM
58/2017 (metodo semplificato) contemplano solo opere di rinforzo
della sovrastruttura?

Questo approccio restrittivo trova conferma anche nella
Circolare esplicativa delle NTC 2018, ove si legge “Per quanto
riguarda gli effetti dei terremoti, … è raro che i dissesti siano
legati a insufficienze fondali”.
Sembrerebbe quindi che l’intenzione del Legislatore non sia tanto
quella di limitare i lavori antisismici a una parte o un’altra
della struttura, bensì di favorire solo quegli interventi che
migliorano la duttilità dell’edificio, disincentivando gli
altri.

Pertanto, con questa interpretazione, gli interventi fondali
restano tagliati fuori, perché è ben difficile migliorare la
duttilità di una struttura operando sottoterra.

Attenzione però perché il dito è puntato solo sugli “interventi
locali”. Tutt’altro discorso per i “miglioramenti” e gli
“adeguamenti sismici”. In tali casi gli effetti di qualunque
tipologia di opere (comprese quelle di rinforzo delle fondazioni)
possono essere giustificati numericamente e complessivamente ai
fini sismici, quindi nessuno potrebbe metterli in discussione.

Tecniche di consolidamento innovative

Domanda – Parliamo di tecniche per il
consolidamento delle fondazioni. Pali, micropali, iniezioni di
resine espandenti, cordoli di allargamento fondale rientrano nel
Sismabonus? Se si, in che misura?

A mio avviso gli “interventi locali” che possono essere “pagati”
tramite le detrazioni fiscali connesse al Sismabonus 110% sono solo
quelli che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha elencato e
quelli che, in generale, consentono di migliorare la duttilità
dell’edificio. Tutti gli altri no.

Quindi se le opere di consolidamento delle fondazioni sono
inquadrate come interventi locali e se non hanno una funzione
combinata con altri lavori sismicamente efficaci, è opportuno
computarli al 50%. Ovvio, questo è un approccio prudenziale, che
meriterebbe opportuni chiarimenti dagli enti preposti.

Interventi locali Fondazioni

Intervento sulle fondazioni: differenze tra singolo o
combinato

Domanda – Che differenza c’è in termini di
detrazione tra un intervento di consolidamento delle fondazioni
realizzato singolarmente o all’interno di un progetto di
miglioramento sismico complessivo del fabbricato?

Questo è un aspetto molto importante, che a volte può
sfuggire.

Nella quotidianità professionale è prassi presentare “pratiche”
cosiddette per “interventi locali” nelle quali si raggruppano tutte
le opere strutturali necessarie, nei limiti consentiti dalle NTC
(rinforzi fondali, sostituzione di travi, inserimento di catene o
di cordolature, etc).

È la normale modalità richiesta dagli uffici del genio civile,
credo in tutta l’Italia.

Ciò che potrebbe sfuggire, a livello concettuale, è che questi
interventi locali sono raggruppati nella medesima pratica solo ai
fini delle formalità connesse alla presentazione e al controllo, ma
ciascuno di essi, in realtà, vive di vita propria, a meno che non
sia combinato con altri. Ad esempio un cordolo di allargamento
fondale può essere fine a se stesso per migliorare le pressioni sul
terreno oppure può fungere, magari, anche da “basamento” per
l’aggiunta di una controparete.

È per questo che, entro una medesima pratica, alcuni interventi
locali, se singoli e se non adeguatamente giustificati ai fini
sismici, potrebbero esser messi sotto la lente di ingrandimento in
caso di futuri controlli. Alcuni si e altri no. E con essi tutte le
opere di manutenzione eventualmente correlate, come ad esempio (nel
caso delle fondazioni) vespai, drenaggi, etc.

Quando invece i lavori antisismici vengono raggruppati in una
pratica di miglioramento o di adeguamento sismico il problema non
si pone, perché tutti contribuiscono, nell’insieme, combinati tra
loro, a determinare le performances sismiche del fabbricato.

Domanda – Un fulmine a ciel sereno o una
tempesta annunciata?

Né fulmini, né tempeste, il cielo era grigio fin dall’inizio.
Secondo me ci eravamo un po’ illusi. Sembrava che, eliminato
l’obbligo del salto di classe, si potesse cambiare anche solo una
trave del tetto per accedere al Superbonus e trainare chissà
che.
Ora, invece, la Commissione di Monitoraggio ha messo i puntini
sulle “i”, riportando l’attenzione su quanto era chiaramente
previsto nel modello B, che specificava che sono ammesse al
Sismabonus solo le opere che riducono il rischio sismico,
indipendentemente dal salto di classe.
Tuttavia io credo che non ci si debba privare degli interventi
“leggeri” (le “riparazioni o interventi locali” appunto) che la
normativa tecnica ci consente e che – l’esperienza nelle aree
terremotate lo insegna – fanno un gran bene agli edifici in caso di
sisma, andando a presidiare i primi meccanismi di danno e di
collasso.

Magari, quando si opera nell’ambito del Superbonus, potrebbe
essere opportuno inquadrarli, per quanto possibile, in termini
complessivi come ho spiegato finora, cercando di dimostrare con un
modello di calcolo l’aumento di sicurezza che determinano.

Esempio pratico

Domanda – Qualche esempio?

Un esempio sicuramente “discutibile” potrebbe essere quello di
una ristrutturazione che prevede il rifacimento della copertura con
introduzione di cordoli sommitali e, contemporaneamente, il
rinforzo delle fondazioni con allargamenti o altre tecniche. Sono
due interventi locali, entrambi efficaci, ma del tutto disgiunti.
Mentre il primo rientra nelle casistiche esplicitate come
“certamente ammesse” dal CSLLPP, il secondo non offre contributi in
termini di duttilità o di riduzione “diretta” del rischio sismico.
È per questo che potrebbe (speriamo di no) essere contestato, in
futuro, da un controllore che prende le cose alla lettera.

Al contrario se gli stessi interventi locali (in copertura e in
fondazione) venissero tra loro messi in relazione con aggiunta di
opere murarie (ad esempio placcature delle pareti), gli interventi
in fondazione assumerebbero, oltre a una funzione propria, anche un
carattere “combinato” con gli interventi sulla sovrastruttura
(certamente ammessi) e quindi passerebbero con più facilità nello
scolapasta del 110%.

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