
Una struttura autorizzata come precaria e facilmente
amovibile può restare stabilmente sul suolo per
anni? La presenza di elementi in muratura o di fondazioni
può trasformare un manufatto stagionale in una costruzione
stabile? E ancora, il lungo tempo
trascorso dalla realizzazione può impedire
all’amministrazione di ordinare la demolizione dell’opera?
La qualificazione delle opere realizzate sul territorio mostra
tutta la sua complessità quando occorre stabilire se un manufatto
debba essere considerato una costruzione stabile oppure una
struttura precaria o facilmente amovibile. La distinzione incide
infatti direttamente sul regime urbanistico
dell’intervento: dal titolo edilizio necessario alle
modalità di utilizzo dell’opera, fino alle conseguenze
sanzionatorie nel caso in cui il manufatto venga realizzato o
mantenuto in difformità rispetto al titolo rilasciato.
Un tema che emerge con particolare frequenza riguarda le
strutture stagionali o temporanee come
chioschi, gazebo o manufatti destinati alla
somministrazione di alimenti e bevande, opere spesso autorizzate
proprio in ragione della loro temporaneità, garantita dall’utilizzo
di materiali leggeri o dalla possibilità di smontare facilmente la
struttura.
Il punto, però, è che la precarietà
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