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SUPERBONUS 110% PER SISTEMARE LE PARTI “A FACCIA VISTA”

È frequente, negli edifici realizzati prima della crisi energetica degli anni ’80, trovare intere porzioni realizzate in calcestruzzo a “faccia vista”, ovvero lasciato così come si presenta dopo la rimozione dei casseri in legno che si usano per il getto.
Era una tecnica molto diffusa, che consentiva di costruire rapidamente e di caratterizzare le superfici.
A volte il calcestruzzo veniva tinteggiato, altre volte era lasciato allo stato grezzo, poiché i tecnici lo assimilavano a una “pietra artificiale”, ovvero a un materiale quasi eterno, non conoscendone la durata nel tempo, che in realtà è limitata.
Tantissimi edifici presentano solette, parapetti, cornicioni, scale, pilotis, ma anche intere facciate realizzate in questo modo.
Tutto bene, anche bello, fin quando il calcestruzzo regge. Quando invece inizia a disgregarsi il copriferro, la parte superficiale di calcestruzzo che ricopre i ferri di armatura, per effetto dell’esposizione, dell’umidità o, più semplicemente, dell’invecchiamento, iniziano i problemi.
Anzitutto estetici, poiché si formano fessurazioni e distacchi. Poi si iniziano a vedere i ferri arrugginiti, dapprima in punti circoscritti e poi sempre più estesi, con conseguenti colature marroni derivanti dal dilavamento dell’ossido di ferro.
Si tratta di un campanello di allarme che non bisogna trascurare perché, con l’andare del tempo, i problemi inevitabilmente peggiorano e si possono iniziare a staccare veri e propri pezzi di calcestruzzo (in gergo “espulsioni”), che espongono il condominio a grandi responsabilità in caso di caduta di frammenti su spazi pubblici.
Se poi non si interviene il degrado può arrivare più in profondità, compromettendo la resistenza e quindi la sicurezza del manufatto o dell’intera struttura.

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