
Se un piano seminterrato, regolarmente
assentito, emerge dall’esterno perché durante la fase
esecutiva viene abbassata la quota del terreno, si è davvero in
presenza di un aumento di volume o di superficie
utile? E, soprattutto, questa sola
emersione può bastare per bloccare in via
preliminare un’istanza di compatibilità
paesaggistica postuma, senza neppure arrivare a valutare
se l’opera sia o meno coerente con il contesto paesaggistico?
Superficie utile, volumi e compatibilità paesaggistica postuma:
la sentenza del Consiglio di Stato
Sono interrogativi che nascono spesso quando si opera in
aree vincolate, dove il confine tra
edilizia e paesaggio diventa particolarmente
sottile. È su questo confine, non a caso, che si concentrano molti
contenziosi.
Da un lato c’è la dimensione tecnico-edilizia
dell’intervento, fatta di metri quadrati, cubature
e destinazioni d’uso, che dovrebbe essere valutata secondo
categorie oggettive e consolidate.
Dall’altro c’è la percezione dell’opera nel contesto
paesaggistico, che può risultare profondamente diversa
rispetto alla situazione originaria, anche quando la
consistenza edilizia rimane invariata.
Il problema emerge quando questi due piani finiscono per
sovrapporsi. In particolare, quando
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