
Un ampliamento può essere ricondotto al
restauro per accedere al condono? Quando un intervento esce davvero
dalle tipologie sanabili previste dal D.L. n. 269/2003? E, in
concreto, quanto incide l’aumento di volume nella qualificazione
edilizia?
Sono interrogativi più frequenti di quanto si possa pensare nei
casi legati al c.d. Terzo Condono Edilizio, nei
quali la tendenza a “ricondurre” interventi edilizi a categorie
meno rilevanti, nel tentativo di farli rientrare tra quelli
sanabili, si scontra con previsioni normative che non lasciano
molto spazio a operazioni di questo tipo.
La disciplina del D.L. n. 269/2003, convertito dalla
Legge n. 326/2003, è stata costruita su un sistema
chiuso, nel quale le tipologie di illecito sono individuate in modo
puntuale e non sono suscettibili di interpretazioni estensive.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento che, nella pratica,
assume un ruolo decisivo: la presenza di vincoli di
inedificabilità, che introducono un livello di selezione
ancora più rigoroso e precludono definitivamente l’accesso alla
sanatoria.
Il caso esaminato dal TAR Sicilia, sez.
Palermo, con la …continua a leggere
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