
Quando una veranda altera davvero il decoro
architettonico di un edificio? E fino a che punto un
condomino può contestare opere ormai inserite in un contesto già
modificato nel tempo da numerosi interventi eseguiti sulle
facciate?
Chiusure di balconi, variazioni dei rivestimenti, modifiche
delle aperture o installazione di elementi esterni realizzati dai
singoli proprietari: sono tante le opere che nel corso degli anni
possono fare perdere l’originaria uniformità architettonica di un
edificio, spesso trasformando progressivamente il prospetto in un
insieme eterogeneo di interventi mai realmente coordinati e non
sempre particolarmente gradevoli sotto il profilo estetico. In un
contesto del genere, fino a che punto un condomino può contestare
una nuova veranda invocando la tutela del decoro
architettonico?
A rispondere sul punto è il Tribunale di
Catanzaro con la sentenza
del 17 marzo 2026, n. 855, relativa all’impugnazione
di una delibera assembleare concernente una veranda in alluminio e
vetro realizzata sul balcone di un appartamento condominiale.
La decisione
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