
Quando uno strumento urbanistico individua un’area per la
viabilità o per una futura trasformazione (G4 – viabilità), siamo
davanti a un vincolo conformativo oppure a un vincolo
espropriativo? E quando il privato chiede una ritipizzazione
urbanistica, il Comune può decidere direttamente oppure deve prima
attivare il contraddittorio procedimentale ex art. 10-bis della
Legge n. 241/1990?
Sono due domande che, nella prassi applicativa, hanno trovato
nel tempo risposte tendenzialmente consolidate. Tradizionalmente,
la giurisprudenza ha distinto i vincoli tra conformativi, che
incidono in modo generale e astratto sulla proprietà (es.
destinazioni di zona), ed espropriativi, preordinati alla
realizzazione di un’opera pubblica specifica, con effetto
ablatorio.
Sul tema è recentemente intervenuto il Consiglio di Giustizia
Amministrativa della Regione Siciliana con il parere n. 88 del 31
marzo 2026, che affronta in modo diretto sia la
qualificazione del vincolo urbanistico sia il ruolo delle garanzie
procedimentali nelle istanze di riclassificazione.
Riclassificazione urbanistica e diniego comunale: cosa è successo
nel caso esaminato
La vicenda nasce da una
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