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IL COMMENTO Doppio ostacolo sul cammino della ripresa ischitana – Il Golfo 24

Una cosa stiamo capendo: che per la ripresa economica e sociale della nostra isola, non possiamo ripiegarci solo sulla pandemia (anche se diventa ogni giorno più insidiosa per le varianti e colpisce ormai tutte le età), ma dobbiamo porre contemporaneamente le premesse di un domani diverso. E per un domani diverso dobbiamo analizzare lì dove abbiamo sbagliato (e abbiamo sbagliato per anni) e progettare quel che occorre per la discontinuità ed inversione di un modello di sviluppo caotico che ci stava portando a sbattere ben prima della pandemia. Sul cammino, però, di questa operazione di verità e di speranza, c’è un grande ostacolo, anzi un doppio ostacolo, una Croce di Sant’Andrea per dirla in termini ippici: da un lato la trappola dell’abusivismo irrisolvibile e dall’altro l’assenza di una concertazione e integrazione tra sistema politico-amministrativo e sistema bancario locale. Avremmo una grande opportunità rappresentata dal bonus facciate che finanzia il 90% delle opere edilizie e, soprattutto, il superbonus, sotto forma di ecobonus o sismabonus che finanzia il 110%. Senonché la situazione di abusivismo, anche parziale, ma che comunque sfora generalmente il tetto massimo del 2% ritenuto tollerabile dalla legge Rilancio Italia n.77 del 17 luglio 2020, blocca la quasi totalità dei fabbricati isolani nell’accesso al bonus. In tutto questo occorrerebbe un “piano di accelerazione” dell’esame dei condoni per immettere nel mercato regolare tutti gli stabili che potrebbero poi accedere a tali bonus. E’ necessario rafforzare le commissioni paesaggistiche e l’organico degli uffici tecnici per potersi riunire più volte nella settimana ed esaminare quante più pratiche possibili. Bisognerebbe riunire ed incontrare i tecnici esterni che hanno in pugno la maggior parte delle pratiche di condono dei cittadini e invitarli a completare, secondo il Protocollo che a suo tempo fu firmato con l’allora responsabile della Soprintendenza arch. Imer, tutta la documentazione necessaria, in mancanza della quale la Soprintendenza boccia inesorabilmente.

Inutile qui ricordare la proposta Rispoli per il condono: il tentativo che il professore fece di convincere gli amministratori ad adottare una procedura accelerata sulla scorta di autodichiarazioni dei richiedenti e della predeterminazione di “condizioni insuperabili”, in presenza anche di una sola delle quali si renderebbe impossibile condonare il fabbricato. E’ una proposta di quest’estate che, come tante proposte intelligenti formulate all’esterno del Palazzo, è stata presto accantonata nel dimenticatoio. Gli attendismi degli amministratori, se in passato recavano un “danno emergente” per il mancato esame e approvazione delle pratiche, oggi creano un ben più grave “lucro cessante”, inteso sotto forma di mancato accesso ai bonus. Già Mizar, su questo giornale, ha rimarcato che senza prospettive concrete di accedere ai fondi europei del Recovery Plan, il turismo e tutta l’economia isolana rischiano di affondare. Aggiungiamoci che stiamo seriamente rischiando di perdere, sempre a causa dell’irrisolto nodo dei condoni, anche il treno dei bonus facciate 90% e dei bonus 110% (ecobonus e sismabonus). Per quanto riguarda il “bonus facciata” l’iter per ottenerlo è più semplice rispetto al bonus 110% e meno attento alla regolarità urbanistica, ma presenta comunque un’incognita. Almeno per quanto riguarda il Comune d’Ischia, l’incognita è che l’edificio deve trovarsi nelle zone A (centro storico) o B (aree altamente o mediamente edificate). Ora, il Piano Regolatore Generale del Comune d’Ischia non ha la zona B. Dalle zone A, A1, A2 (centro storico, territorio urbano di rilevante interesse ambientale, vecchi centri urbani) si passa direttamente alla zona C (aree di nuova edilizia residenziale pubblica e privata) e poi, D, E, F (da 1 a 6). Pertanto, l’Ufficio Tecnico Comunale dovrebbe dichiarare l’equiparazione di alcune di queste sopracitate sottozone dalla C alla F, con la mancante zona B, per poter accedere al bonus. Sarà praticabile questa strada? Il Comune si sta ponendo questo problema? Per quanto riguarda il superbonus 110% sembra acclarato che è possibile avviare la pratica anche in pendenza di condono edilizio richiesto e non concluso (lo ha stabilito una FAQ dell’Agenzia delle Entrate delle Marche) ma bisogna tener conto anche che l’art. 34 del Decreto Semplificazioni stabilisce una tolleranza massima del 2% di difformità. Ma non mi voglio dilungare se tecnicismi che oltre a non far parte del mio bagaglio culturale, renderebbero ostica la comprensione del ragionamento che sto tentando di fare. Noi siamo con l’acqua alla gola, sia dal punto di vista sanitario che economico-sociale. Così come invochiamo, per la sanità, uno straordinario sforzo per il Piano vaccinale, allo stesso modo dobbiamo invocare uno sforzo straordinario per un Piano isolano per l’esame dei condoni.

E’ intollerabile che il Comune d’Ischia (e parlo solo del mio luogo di residenza) allo stato abbia un solo impiegato che istruisce le pratiche di condono e che, ormai, la Commissione Paesaggistica non si riunisce da tempo. Non trastulliamoci col “migliore dei mondi possibili” propagandato da chi non si rende conto della reale situazione. E qui veniamo al secondo corno del dilemma, al secondo ostacolo della Croce di Sant’Andrea che i Comuni isolani devono necessariamente superare: la necessità di un rapporto di stretta collaborazione e consultazione tra sistema politico amministrativo e sistema bancario creditizio. A Ischia abbiamo Istituti bancari importanti: da Banca Intesa a Unicredit, al Montepaschi (l’Ubi ormai è stata acquisita da Banca Intesa) a Banco Posta ed altri istituti. Paradossalmente queste Banche sono cariche e avvelenate da crediti incagliati o inesigibili (secondo il corrispondente Ansa Salvi Monti, su un debito della clientela che sfiora il miliardo di euro, circa il 40% è in sofferenza) e però le banche registrano contemporaneamente un incremento di depositi, determinato dalla difficoltà e inutilità di spendere in pandemia e dalla prudenza dei risparmiatori dettata dall’incertezza del domani. In Italia, secondo dati dell’ABI (Associazione delle Banche Italiane), sui conti correnti e sui depositi giace una cifra superiore all’intero prodotto lordo: 1.737 miliardi di euro. Nel solo 2020 sono cresciuti dell’11%. In un solo anno sono stati risparmiati 160 miliardi di euro, quasi l’equivalente dei 209 miliardi del Next Generation EU. Il fatto che giacciano inerti, nelle casse delle banche, forti riserve di risparmio che potrebbero alimentare il circuito produttivo, è un grave danno all’economia. Aggiungiamo che molti di questi risparmi vanno a finire su Fondi o equivalenti che hanno le loro radici all’estero. Certo, è positivo che il vertice di Banca Intesa, Messina, annunci la volontà di immettere, nei prossimi anni, 100 miliardi di euro di finanziamento alle imprese. Ma il problema è: a chi finiranno? Continueremo a risparmiare al Sud per alimentare esclusivamente le imprese del nord, più strutturate e più attrezzate?

Ecco allora che gli amministratori locali (a prescindere da provvedimenti nazionali ad hoc) farebbero bene a compulsare gli Istituti di Credito presenti sulla piazza e battersi affinché molto del denaro raccolto sull’isola venga reinvestito in loco. Nell’isola non abbiamo banche di Credito Cooperativo che, per Statuto, fissano una percentuale di reimpiego sul territorio. Tuttavia, amministratori pubblici, consapevoli della gravità del momento, devono incontrare le Banche presenti sull’isola e concertare tutto quello che è possibile fare per la ripresa economica e sociale dell’isola, dalla semplificazione delle pratiche di bonus e superbonus statali (38 documenti richiesti per il 110% di sismabonus ed ecobonus), alla collaborazione nella lettura dell’andamento economico e settoriale della nostra economia. Senza un lavoro sinergico, sarà impossibile fuoriuscire dall’emergenza. I nostri cavalli devono assolutamente scavalcare la Croce di Sant’Andrea e i due ostacoli, del condono pendente e della mancanza di sinergia tra sistema amministrativo e sistema creditizio. Non possiamo continuare a guardare in cagnesco: le Banche, come avvoltoi delle nostre difficoltà e gli Uffici tecnici comunali e la Soprintendenza come persecutori urbanistici. Non funziona così, dobbiamo assolutamente trovare un modo di intenderci.

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