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Terremoto, in arrivo decreto su prestiti agevolati e mutui Bei – Il Sole 24 Ore

Comincia a delinearsi la strategia per gestire l’emergenza e la ricostruzione post-terremoto annunciata nella nota di aggiornamento del Def, là dove si legge che «il governo intende inoltre operare, ove necessario, ulteriori interventi per l’emergenza sisma, la messa in sicurezza del patrimonio abitativo e del territorio e la gestione del fenomeno migratorio». La partita con Bruxelles per allargare il margine di flessibilità dell’indebitamento sul Pil per far spazio alla ricostruzione è appena iniziata. Il premier Renzi ha già chiarito che servono «almeno 4 miliardi»; e il governo sta ora limando il “decreto terremoto” che il premier, Matteo Renzi, aveva annunciato «entro il 2-3 ottobre» e che questa settimana, conferma Palazzo Chigi, sarà approvato in Consiglio dei ministri.

Il decreto che il governo si appresta a varare indica due strade distinte per l’aiuto ai privati e al pubblico. Per ricostruire le opere pubbliche si procederà con erogazioni dirette che saranno alimentate da un mutuo concesso dalla Bei e rimborsato annualmente dallo Stato, secondo il meccanismo utilizzato per le scuole. Il numero delle stazioni appaltanti è ridotto all’osso: le quattro regioni, due ministeri (Mibact e Mit) e le diocesi. Tutti dovranno fare riferimento a Invitalia, che il decreto individua come centrale unica di committenza. I rapporti tra Invitalia e la struttura commissariale saranno regolati da una convenzione. Per vigilare sugli appalti sarà rafforzata la1 collaborazione con l’Anac. A questo scopo è prevista una apposita convenzione tra Anac, Invitalia e Commissario.

Invece, per riparare o ricostruire abitazioni o immobili produttivi si è pensato ai finanziamenti agevolati a 25 anni, da attivare attraverso convenzioni con istituti di credito, a valle di una convenzione da stipulare con l’Abi. Il finanziamento viene concesso sulla base di contratti-standard (da definire) assistiti dalla garanzia dello Stato; il beneficiario matura un credito di imposta.

Il finanziamento, oltre a coprire i danni agli immobili, potrà riguardare varie altre spese, come quelle per le attrezzature, la ricostituzione delle scorte danneggiate o per la delocalizzazione finalizzata a proseguire l’attività.

Il decreto in arrivo fissa alcuni paletti, assegnando alla struttura commissariale guidata da Errani, il compito di definire la fase attuativa dell’intero capitolo della ricostruzione privata. Il primo lavoro di Errani sarà proprio quello di definire il calcolo del contributo ai privati e i parametri per valutare il costo degli interventi, sulla base di un costo a metro quadrato. Il meccanismo e i parametri che definirà Errani dovranno essere vincolanti non solo per i privati, ma anche per i soggetti pubblici coinvolti nella ricostruzione.

Confermato il contributo statale per indennizzare tutti quelli che hanno subito un danno. L’indennizzo sarà, quasi in tutti i casi, pari al 100% del contributo. Ma non potrà superare il 50% per le seconde case che si trovano fuori dal cratere. Il contributo copre fino al 10% delle spese tecniche (cioè la progettazione). Molto vincolanti le condizioni per avere diritto al contributo. Al di fuori dei comuni del cratere, il sostegno può essere concesso solo a patto di dimostrare il «nesso di causalità» con il terremoto. Inoltre, tutti gli interventi di ricostruzione – sia quelli privati che pubblici – dovranno essere assegnati con gara e affidati solo a imprese iscritte nelle liste di merito (cioè le cosiddette “white list” controllate dalle prefetture).

Quanto alla “macchina” della ricostruzione, l’architettura poggia principalmente sulla struttura del Commissario Errani, cui vengono assegnate oltre 70 persone.

Viene poi istituito un “Ufficio speciale per la ricostruzione”, con una dotazione di 120 persone, con una distribuzione locale nei territori del sisma. L’ufficio include uno sportello unico per le attività produttive: sarà il front-office della popolazione per tutte le pratiche edilizie e di indennizzo.

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