
La realizzazione di opere di contenimento del
terreno durante gli scavi preliminari a un intervento
edilizio pone un problema di qualificazione
dell’intervento quando le strutture sono destinate a
rimanere stabilmente nel sottosuolo e a integrarsi con il futuro
edificio.
La loro funzione di sostegno durante le lavorazioni, infatti,
non esclude che si tratti di manufatti permanenti,
capaci di determinare una trasformazione del territorio e, come
tali, soggetti al regime abilitativo previsto dal Testo
Unico Edilizia.
Come si distingue, allora, un’opera provvisionale da una nuova
costruzione? Quale titolo edilizio occorre quando le strutture di
contenimento vengono realizzate prima che sia autorizzato
l’edificio al quale sono destinate? E fino a che punto le esigenze
di bonifica ambientale e di tutela archeologica possono
giustificare l’anticipazione di queste lavorazioni?
Su questi aspetti si è pronunciato il TAR Lazio, Roma,
sez. II-bis, con la
sentenza del 21
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