
Le varianti in corso d’opera rappresentano uno
dei punti più delicati nella gestione degli appalti pubblici. Se da
un lato sono lo strumento necessario per fronteggiare imprevisti o
circostanze sopravvenute, dall’altro rischiano di trasformarsi in
una scorciatoia patologica per supplire alle
carenze della fase progettuale, con inevitabili ricadute su
costi, tempi e qualità dell’opera.
Non a caso, il legislatore le ha sempre ammesse solo in casi
tassativi, a presidio del principio di immodificabilità del
contratto e della tutela della concorrenza.
Carenze progettuali: il richiamo di ANAC sul ricorso
alle varianti in corso d’opera
È in questo quadro che si inserisce l’atto
del Presidente ANAC del 23 luglio 2025, fasc. n. 4063,
con cui l’Autorità ha stigmatizzato le criticità emerse in un
intervento di consolidamento e riqualificazione: cinque varianti
approvate in corso d’opera, prive dei necessari requisiti di
legittimità, hanno determinato un aumento dei costi del 45% e un
prolungamento dei tempi del 28%, oltre all’introduzione di ben 66
nuovi
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