
Il tema delle piscine residenziali è diventato,
negli ultimi anni, una sorta di banco di prova per la tenuta delle
categorie edilizie tradizionali. Opere spesso percepite come
accessorie, di limitato impatto e destinate all’uso privato
finiscono però per sollevare questioni complesse quando vengono
calate in contesti urbanistici sensibili,
caratterizzati da vincoli paesaggistici, discipline di zona
restrittive o normative regionali che subordinano la qualificazione
dell’intervento a valutazioni dimensionali e funzionali tutt’altro
che automatiche.
La giurisprudenza amministrativa riflette bene questa tensione.
Da un lato, un orientamento più rigoroso che tende a ricondurre la
piscina, anche se interrata e prefabbricata, nell’alveo della
nuova costruzione; dall’altro, letture più
elastiche che cercano di valorizzare il concetto di
pertinenza urbanistica, individuando parametri
oggettivi idonei a ridurre la discrezionalità del giudizio. In
mezzo, una zona grigia nella quale il confine tra intervento
assentibile e intervento vietato resta spesso incerto, soprattutto
per chi è chiamato a progettare o a istruire i procedimenti.
È proprio in questo scenario che si colloca la Disclaimer.
