
Un ampliamento realizzato vent’anni fa dal vecchio proprietario
può ancora essere demolito? Chi eredita o acquista un immobile con
opere realizzate dal precedente proprietario risponde di un abuso
che non ha commesso? E il Comune che si muove dopo tre decenni deve
almeno spiegare perché l’interesse pubblico prevale
sull’affidamento maturato nel frattempo?
Sono tra le domande principali che arrivano ogni giorno in
redazione, e che ricorrono sempre più spesso anche nelle ricerche
online, dove formule come «abuso edilizio dopo 20 anni» o «abuso
edilizio ereditato» sono cresciute in modo vistoso nell’ultimo
anno. Dietro c’è quasi sempre lo stesso equivoco, cioè l’idea che
il decorso del tempo finisca per «sanare» l’opera. La
giurisprudenza amministrativa e penale più recente va nella
direzione opposta, e conviene ricostruire con ordine perché.
Due binari paralleli, il giudice penale si ferma e il Comune
no
Il punto di partenza è la distinzione tra i due piani su cui
l’abuso edilizio produce conseguenze. Sul piano penale, il reato
previsto dall’art. 44 del
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