
C’è una certa, comica amarezza nel pensare che muri
sopravvissuti a guerre, carestie e sciami sismici rischino ora di
capitolare di fronte a un foglio Excel compilato a Bruxelles. Ad
esempio, in Umbria, dove la gran parte del costruito residenziale è
anteriore agli anni Ottanta, la pietra viva, il travertino e il
laterizio antico stanno per subire l’assalto della burocrazia
mascherata da ambientalismo. L’Europa ci chiede – giustamente – di
sprecare meno energia, e noi come ci prepariamo a risponderle?
Impacchettando secoli di storia dentro a dei cappotti di
polistirolo.
Vale la pena ricordare, perché su questo si è costruito il
panico degli ultimi due anni, che la Direttiva
(UE) 2024/1275 nella sua versione definitiva non
impone alcun obbligo di classe energetica al singolo immobile,
avendo sostituito quella impostazione con obiettivi nazionali
aggregati di riduzione dei consumi. E che l’Italia, alla scadenza
del 29 maggio 2026, non l’ha recepita, tanto che la Commissione ha
aperto la procedura di infrazione. Siamo
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