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CILA edilizia e fine lavori: obblighi, durata della pratica e rischi per il tecnico

CILA edilizia e fine lavori: obblighi, durata della pratica e rischi per il tecnico

La mancata presentazione della fine lavori di una CILA
costituisce automaticamente un errore professionale? L’assenza
della comunicazione finale può compromettere la regolarità
dell’intervento edilizio o incidere sulla futura commerciabilità
dell’immobile? E soprattutto, il quadro normativo nazionale impone
un obbligo generalizzato di chiusura della pratica?

Sono domande che stanno emergendo sempre più frequentemente
nella pratica professionale, soprattutto nei rapporti tra tecnici,
committenti e amministrazioni comunali. Il tema nasce dal rapporto
non sempre lineare tra disciplina edilizia statale, normative
regionali e modulistica amministrativa, in un contesto nel quale la
comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) è spesso percepita
come una pratica “semplificata”, ma che nella realtà dei fatti
presenta numerosi profili tecnici e documentali tutt’altro che
marginali.

Il quadro normativo della
CILA

La disciplina generale della CILA è contenuta nell’art. 6-bis
del d.P.R. n. 380/2001.

La norma stabilisce che gli interventi non riconducibili agli
articoli 6, 10 e 22 del Testo Unico Edilizia siano realizzabili
previa comunicazione asseverata di inizio lavori. Il sistema si
fonda sulla responsabilizzazione del tecnico asseverante, il quale
attesta la
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