
Quando la Soprintendenza rende il proprio parere oltre il
termine previsto nel procedimento di accertamento della
compatibilità paesaggistica, il Comune è ancora vincolato
alle valutazioni dell’amministrazione statale? È sufficiente
richiamare integralmente il contenuto del parere tardivo oppure
occorre svolgere un’autonoma istruttoria?
E quali conseguenze derivano da una motivazione meramente
adesiva?
Si tratta di questioni particolarmente rilevanti nella gestione
delle sanatorie paesaggistiche, un ambito nel
quale il corretto coordinamento tra Comune e Soprintendenza spesso
è fonte di contenziosi e nel quale il rispetto dei termini
procedimentali assume un ruolo determinante ai fini della
legittimità dell’azione amministrativa.
Su questi profili interviene il TAR Campania, Salerno,
Sezione I, con la
sentenza n. 1039/2026, che ribadisce un principio
ormai consolidato ma ancora frequentemente disatteso nella prassi
amministrativa: decorso inutilmente il termine previsto per il
rilascio del parere, il Comune riacquista integralmente il proprio
potere decisionale e non può limitarsi a recepire
acriticamente le successive valutazioni della Soprintendenza.
Parere tardivo della
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